Friday, February 27, 2026

Laney Loudpedal Lionheart e Ironheart - Recensione

Sono sempre stato attratto dall’idea di avere un piccolo amplificatore portatile da usare in ogni circostanza, a casa, per registrare ed eventualmente da usare Live. Piccolo ma con tutto il necessario. Le soluzioni che ho usato negli ultimi anni si sono man mano spostate sul digitale, simulatori o profilatori, dal Tech21 Fly Rig ai modeler Boss per arrivare al Tonex. Per me rimane imbattibile l’amplificatore vero, da anni lo uso con un carico reattivo e IR. Poter avere questa soluzione in formato pedale all in one per me e’ la soluzione definitiva. Il capostipite di questa tipologia di prodotti e’ senza dubbio il Blug Amp 1, ma a questo manca una vera e propria uscita di linea bilanciata con simulazione di cassa. Hughes & Kettner con l’Ampman ha sicuramente condensato il tutto in un pedale seppur con una potenza abbastanza contenuta e una simulazione di cassa analogica. La vera soluzione pero’ l’ha proposta Laney con i suoi Loudpedal.

Attenzione, di preamp, valvolari e non, di ottima qualita’ oramai ce ne sono tanti, i Friedman, il Tone King Imperial, e i vari modelli di Simplifier ai quali si e’ aggiunto anche il Dumblifier, ma a tutti manca un finale di potenza. Per suonare a casa o in un piccolo locale, necessitano di un finale di potenza, di una cassa o di una cassa attiva FRFR.

I Loudpedal sono amplificatori da 60 Watt fatti e finiti, in grado di pilotare una cassa passiva con un volume parecchio elevato, uscita bilanciata con IR selezionabili o disattivabili e loop effetti.

Questo permette di utilizzarli come amplificatori convenzionali, ma anche senza carico andando direttamente nel mixer, o nell’interfaccia audio. Non e’ necessario usare un carico reattivo e un IR loader semplificando di molto le connessioni e le alimentazioni. Con un Loudpedal si puo’ tranquillamente suonare con un piccolo multieffetto nel send/return o collegato in 4 cavi, scegliendo se usare o meno una cassa passiva per monitorarsi.

Per me rimane abbastanza fondamentale il fatto di poter accedere a tutte le regolazioni al volo, senza dover smanettare in menu o impostazioni nascoste, e quindi di poter adattare il suono al volo, cercando sempre il punto ottimale di funzionamento.

Poter usare questi pedali come amplificatori convenzionali con casse passive permette di usarli in quei contesti dove non e’ necessario un P.A. e dove l’ascolto diretto puo’ essere sufficiente, contesti che rimangono quelli in cui la maggior parte dei chitarristi amatoriali si trova a suonare.

Tutti i pedali della serie Loudpedal condividono le stesse specifiche tecniche. Uscita XLR con IR, loop effetti, uscita di potenza, connessioni Midi Din standard, USB-C, aux in, Cuffie. La connessione USB serve per collegare il pedale al software di gestione delle IR e aggiornare il Firmware, offre anche l’audio stereo in uscita, ma trovo questa cosa abbastanza inutile. Non ci sono driver Asio e non e’ possibile usare il pedale come interfaccia audio completa. A meno di aggiornamenti Firmware che modifichino questo e il rilascio di un driver Asio l’audio via usb a mio avviso rimane inutilizzabile.

Con l’ultimo aggiornamento del firmware adesso l’attivazione o meno del boost rimane collegata al canale selezionato, veramente un ottimo miglioramento. Cambio canale, boost e attivazione del riverbero sono comandabili via midi.

Esteticamente ogni Loudpedal riproduce l’estetica della serie di amplificatori in cui si inserisce, sia nei colori che nella forma delle manopole. Il risultato e’ molto bello.

La costruzione e’ solida, lamiera spessa, assemblaggio perfetto. Sono Made in UK, che comunque non e’ poco per la fascia di prezzo in cui si collocano. Sicuramente sono prodotti fatti per sostenere l’uso su un palco, robusti e ben corazzati.

Laney fornisce gratuitamente un software per la gestione delle IR, LAIR, che consente di caricare IR e assegnarle ai due slot selezionabili. Il software e’ molto semplice da usare, basta collegare il pedale al PC via USB e tutto si presenta in modo intuitivo, tramite l’interfaccia si possono anche impostare gli equalizzatori sia separatamente per ognuna delle due IR oppure impostare la stessa curva per tutte e due. Dall’ultima versione si puo’ scegliere se legare l’attivazione del boost al canale o se slegare questa in modo indipendente dal canale selezionato.

Ho comprato sia il Loudpedal Lionheart che l’Ironheart, andiamo a vederli in dettaglio.

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il Lionheart e’ realizzato in collaborazione con Tom Quayle. La serie Lionheart comprende amplificatori di tipo classico in stile british. Il Loudpedal Lionheart si inserisce perfettamente in questa tradizione. Ha due canali identici, con impostazioni separate di gain e volume, mi piace molto la possibilita’ di avere lo stesso suono ma con settaggi diversi, un clean e un crunch che condividono lo stesso sapore di fondo ma con caratteri diversi. Ogni canale ha un selettore bright/dark che non stravolge il suono ma da un tocco sottile se necessario per schiarire o meno il suono. L’equalizzatore a tre bande agisce enfatizzando o attenuando alti medi e bassi, anche in questo caso senza stravolgere, e un controllo di tono generale permette di personalizzare ulteriormente la risposta generale.

Tenuto sul pulito e’ una piattaforma ideale per usare pedali esterni overdrive, ma alzando il gain ed eventualmente spingendo con il boost incorporato ci si riesce a portare in territori classic ed hard rock.

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Dopo un annetto dall’acquisto del Lionheart ho voluto comprare anche l’Ironheart sviluppato in collaborazione con Martin Miller.
In questo amplificatore i due canali sono diversi, il primo piu’ neutro, che raggiunge livelli di gain minori, ha un selettore che permette di selezionare il clipping tra simmetrico (tube screamer) o asimmetrico (Boss Super Overdrive). questo canale e’ ottimo per puliti e suoni saturi/distorti classici. Il secondo canale invece passa dai puliti a suoni high gain in territori heavy metal e oltre, ed e’ dotato di selettore bight/dark. Con il boost entrambe i canali si possono spingere parecchio, e direi che c’e’ tutto il gain necessario per non dovere usare pedali esterni.

A me il secondo canale piace anche pulito, piu’ croccante e reattivo del primo canale, mi viene spesso da usare il secondo canale per i puliti e il primo per i Crunch con clipping asimmetrico.

Da qualche anno pero’ non suono piu’ dal vivo con una band, oramai suono quasi sempre a casa. Quindi, direte voi, tutto quel pippone iniziale su avere un ampli da usare in diversi contesti? beh, proprio a casa avere lo stesso suono se collego l’ampli alla cassa oppure se vado in diretta nell’interfaccia audio per suonare in cuffia su delle basi o per registrare e’ l’uso che rende questi Loudpedal i miei dispositivi preferiti.

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Gran parte del tempo li tengo collegati all’interfaccia audio uscendo dalla presa XLR, disattivando le IR interne e usando le IR su PC. Per quest’applicazione uso Genome di Two Notes, ho la versione base che offre sia le casse DyIR di Two Notes che un caricatore IR convenzionali e gli effetti di modulazione, riverbero e delay. Il Gain dei due Loudpedal e’ piu’ che sufficiente senza dover usare pedali esterni. Di fatto non uso piu’ simulazioni o modelli di ampli software, con il Lionhart e l’Ironheart ho quasi tutti i suoni che mi servono.

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Ogni tanto quando non voglio suonare in cuffia ma voglio far vibrare un po’ d’aria collego una cassa 1×12 con Vintage 30 e posso collegare un delay nel loop o usare il Boss Me-90 collegato in 4 cavi. Se un giorno avessi la necessita’ di usare questo rig dal vivo mi basterebbe collegare la cassa passiva e andare dall’XLR nel mixer, o usare Il mio Fender Tone Master FRFR. In questo modo ho sempre lo stesso suono amplificabile in vari modi senza cambiare il rig. Ho fatto diverse prove e la cassa passiva e suona esattamente nello stesso modo che la cassa FRFR con una IR di vintage 30.

Onestamente ho pensato che questi prodotti fossero stati un esperimento di Laney senza un seguito ben definito, un tentativo di esplorare una nicchia di mercato, non mi sembrava avessero riscosso molto successo, e iniziavo a credere che ne avrebbero sospesa la produzione. I chitarristi sono consumatori peculiari, se non vedono valvole nei dispositivi analogici o migliaia di opzioni in quelli digitali non sono contenti. Invece sembra che Laney abbia una strategia. Il recente rilascio del Loudpedal SuperGrace, ispirato al Rig di Billy Corgan, e il Preamp Digbeth Nathan East, non ha il finale di potenza ma tutto il resto e’ in linea con la serie Loudpedal, lascia intendere che questo tipo di prodotto sia oramai consolidato nel catalogo della casa inglese.

Sara’ interessante vedere se in futuro verranno lanciati altri modelli, quello che non capisco e’ perche’ Marshall non abbia mai pensato di produrre un qualcosa di simile ispirato ai loro ampli storici, un bel JTM o Plexi in formato pedale mi piacerebbe veramente molto!!!

NOTA:
Armeggiando con i cavi per collegare un effetto nel send e return ho per sbaglio collegato un cavo all’uscita di potenza, fortunatamente me ne sono accorto subito e staccato, per evitare di correre questo rischio ho comprato dei tappi per prese Jack su amazon e cosi’ ho potuto chiudere l’uscita di potenza, da usare solo per collegare la cassa passiva quando necessario

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